L’impegno del WWF spiagge pulite

L’impegno del WWF spiagge pulite

6 julio, 2020 Off By Gazzettino Italiano Patagónico
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 Oltre a costituire il 70-90% dei rifiuti degli oceani, tracce della presenza di plastica si troverebbero anche in rocce, pioggia e neve. Lo denuncia il WWF nella seconda puntata del suo Report “Plastica-una storia non finita” nel quale si segnala un recente studio che dimostra come le rocce litoranee abbiano iniziato ad incorporare la plastica finita in mare.
Plastica fossile
Tracce di questo materiale si trovano sia in depositi terrestri che marini, a livelli più e meno profondi. Secondo lo studio sopracitato, infatti, la plastica sarebbe ormai diventata un “tecnofossile”, destinata a rimanere per sempre inglobata negli strati rocciosi a testimonianza delle ere passate.
Piove plastica
Rocce e mari non sarebbero però gli unici a essere contaminati da questo materiale. Secondo uno studio intitolato eloquentemente “Sta piovendo plastica” infatti, ingenti quantità di microplastiche sarebbero presenti nell’atmosfera e, attraverso le perturbazioni, potrebbero inquinare luoghi anche molto lontani dalla “civiltà”. Analizzando dei campioni di acqua piovana raccolta sulle Montagne Rocciose, anche oltre i 3000 metri di altezza, infatti, si è riscontrato che in più del 90% di essi erano presenti microfibre plastiche. Non si tratta di un caso isolato: in una località a 1500 metri d’altezza sui Pirenei francesi, un gruppo di ricercatori nell’aprile 2019 ha scoperto che dal cielo piovono in media giornaliera 365 particelle di plastica su ogni metro quadro. Analizzando le correnti d’aria si è dedotto, inoltre, che alcune hanno viaggiato per almeno 100 km.
Plastica nell’Artico
Elementi di plastica e gomma sono stati ritrovati anche nella neve del Mar Glaciale Artico, più precisamente nello stretto di Fram, tra le isole Svalbard  e la Groenlandia. Un gruppo di scienziati tedeschi e svizzeri infatti, ha riscontrato in questo luogo la presenza di 100 mila frammenti di plastica per litro, appartenenti a pneumatici, vernici e fibre sintetiche. Analoghi campioni raccolti sulle Alpi Svizzere e in alcuni luoghi della Germania, hanno rivelato la presenza di microplastiche fino a 154mila frammenti per litro. Una ricerca pubblicata nel giugno 2020 ha rinvenuto la presenza di microplastiche anche nel 90% dei campioni di acqua superficiale, e nel 85% dei campioni sedimentari dell’Artico Canadese, dalla baia di Hudson alla punta dell’Ellesmere. Ad allarmare i ricercatori, più che la presenza stessa, ormai consolidata, di materiale inquinante, è la mancanza di correlazioni tra la quantità di plastica e le dimensioni della popolazione locale, testimonianza del fatto che le particelle possano spostarsi, attraverso correnti atmosferiche e oceaniche, anche per lunghi tratti. Per far fronte all’emergenza plastica, il WWF sta promuovendo presso i governi il raggiungimento di un accordo globale con regole e impegni vincolanti al fine di impedire che questo materiale inquinante continui ad essere immesso nell’ambiente.
Melissa Confalonieri


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